#Iorestoacasa: gli esperti discutono sui limiti posti ai diritti collettivi

San Salvo venerdì 20 marzo 2020
di Claudio de Luca
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Io resto a casa
Io resto a casa © Piacenzasera.it

ABRUZZO. Grazie all’incombere del coronavirus, il vostro cronista è costretto a restare in casa dove può solo leggere o pestare sulla tastiera del Pc. E’ in questo modo che attende pazientemente che la scopa del Manzoni la smetta di agitarsi e si atteggia come un normale cattolico afflitto da ‘pietas’.

Ma, quando si è visto arrivare addosso i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, dapprima ha esitato a scriverne. Poi, quando ha letto, su Face ìbook, la noticina di un amico:”Nuovo d.p.c.m.: la prova-costume rimandata al 30 luglio 2020”, ha preso coscienza che c’è qualcun altro che la pensa allo stesso modo.

Anche senza affrontare ragionamenti legati ai supremi princìpi, pur avendo in conto che ogni discussione in merito sarebbe impopolare a fronte di considerazioni concrete sulla necessità di tutelare la sopravvivenza fisica di tutti, pure – almeno per parlarne - è necessario sottolineare che gli strumenti usati per modificare la vita degli italiani non sono stati corretti, soprattutto perché provenienti dallo Stato. Gli attuali limiti, posti ai diritti collettivi, sono stati trattati anche da commentatori di vaglia, Alberto Alesina, Francesco Giavazzi etc.

Ciò posto, vero è che non è il momento di discutere di libertà personali; ma non ci si può nascondere il timore che l'emergenza possa indirizzare (o quantomeno abituare) a stravolgere il comune e regolare andamento dello Stato di diritto. L'elenco dei costituzionalisti e dei giuristi che hanno espresso riserve in ordine ai ripetuti decreti del Presidente del Consiglio è lungo (Carlo Nordio, Sabino Cassese).

Scendendo al mio livello, a me pare di poter sostenere che non è stata soltanto la scrittura redazionale a registrare fondate critiche quanto piuttosto la natura medesima del Dpcm partorito, vista e rivista da un avvocato (qual è Conte) e non da un qualsiasi Toma del Molise (sia detto, naturalmente, con tutto il rispetto possibile).

Eppure, se il ‘povero’ Toma ne uscirebbe largamente giustificato (per essere ‘solo’ un commercialista), il buon ‘Giuseppi’, oltre ad essere un accorsato ed accreditato avvocato, ha alle sue spalle saldissimi Uffici legislativi che bene potevano curare la correttezza della procedura. Non è pensabile che un Dpcm, non essendo una legge (e, quindi, gerarchicamente inferiore alle fonti normative), possa limitare diritti garantiti come la circolazione, il soggiorno, la riunione.

Certo, la ‘Charta’ prevede limiti, sia per tutelare la salute (“diritto fondamentale dell'individuo”, ma meglio sarebbe scrivere ‘la cura’) che la libera circolazione; ma sempre che, a stabilirlo, sia una legge e non un semplice decreto presidenziale. In buona sostanza occorreva che il Parlamento avrebbe dovuto deliberare in merito e non il Capo dell’Esecutivo ministeriale.

Per intervenire, il Capo del Governo poteva correttamente invocare lo strumento del decreto-legge, rispettandone i requisiti costituzionali. Ma a Roma ci si è mossi all’incontrario, evitando di praticare i binari costituzionali tracciati dai ‘patres’.

Probabile che la colpa sia stata della fretta, della difficoltà di riunire le Camere; ma forse sono prevalsi i suggerimenti degli esperti in Sanità. Come che sia, l’articolato (che porta all'obbligo-invito per restare in casa) è stato male impostato dal punto di vista della cosiddetta gerarchia delle fonti di diritto, riordinate dalle disposizioni preliminari al Codice civile in leggi, regolamenti ed usi al cui àpice c’è la Costituzione. Fonti primarie (e sub primarie), sono le leggi ordinarie, i decreti-legge, le leggi regionali e delle Province autonome.

Al di sotto del livello primario, troviamo le fonti secondarie che non possono contenere norme in contrasto con le leggi e che innovano l’ordinamento giuridico solo nei limiti stabiliti dalla legge. In questa categoria rientrano appunto i d.p.c.m., posti ad un livello sub-legislativo. La conseguenza? Alcun problema devono essersi posti certi appartenenti alle Forze dell’ordine partiti, verbalizzando a carico di chi circolava, senza porsi problemi in ordine ad eventuali ricorsi, in opposizione.

Claudio de Luca