Alla scoperta dei vostri avi con l'albero genealogico

San Salvo martedì 10 settembre 2019
di Claudio de Luca
Un albero genealogico
Un albero genealogico © ​tecnocino.it​

SAN SALVO. Nonno, bisnonno, trisavolo: raramente le notizie, o le memorie, sulle nostre famiglie vanno oltre. In compenso esistono luoghi dove la memoria scritta, raccolta per secoli, supplisce alla mancanza di ricordi o di dati. Sotto le volte dei Palazzi, dove hanno sede gli Archivi vescovili (o in tranquille sacrestie di campagna), chilometri di scaffalature, montagne di registri e di pergamene custodiscono milioni di nomi di famiglie e di individui, descrizioni di spostamenti, matrimoni, morti e stravaganze varie. Note di battesimi, ordinazioni sacerdotali, stati d’anime (elenchi delle antiche benedizioni pasquali) si arrampicano fino al ‘500. Ma è possibile risalire ancora più indietro nel tempo, fino al Medio evo, grazie a documenti collegati che riferiscono di doti, di eredità, di concessioni e di rendite.

Certo è un’impresa ardua orientarsi, e mettere ordine, tra i cognomi di milioni di Italiani. Ma i cognomi si possono decodificare, individuando fatti o caratteristiche che li hanno originati e gli stemmi che si possono interpretare. Ed è con queste tecniche che procede l’indagine genealogica che ha l’obiettivo di estrarre i propri antenati dall’anonimato e che può essere compiuta – con qualche accorgimento – da chiunque, senza dover ricorrere ai cosiddetti ‘nobilifici’, vale a dire a quelle organizzazioni che, per cifre spesso irragionevoli, propinano notizie (ma non alberi con anelli ininterrotti) che si rivelano – nella maggior parte dei casi – false o riferibili a famiglie con lo stesso cognome, ma non imparentate. In genere le fonti più interessanti sono gli archivi parrocchiali. Se si è fortunati, è possibile trovarne completi di registri fino al Concilio di Trento che, per controllare l’adesione dei fedeli alle pratiche dei Sacramenti, ne ordinò la compilazione.

Se incuria, terremoti, incendi, furti e topi non li hanno distrutti, le Parrocchie contengono un vero tesoro per i genealogisti: registri di battesimi, cresime, matrimoni o morti o scritti con varie formulazioni in cui sono annotati i nomi di neonati, di sposi, di defunti , insieme ad altre preziose notizie (generalità di genitori, padrini, luoghi di origine, attività, cause di morte). Sapendo come cercare, l’operazione di ricostruzione diventa relativamente semplice. Bisogna tuttavia tener conto che coloro che ricevono i Sacramenti erano riportati in indici compilati per nomi e non per cognomi. Ragion per cui, nel cercare notizie su di un ipotetico Giuseppe Troiano, nato in una parrocchia molisana, si deve guardare alla lettera ‘G’, distinguere il cognome scritto in piccolo a fianco del nome ed andare infine alla pagina indicata.

Per cominciare, basta ricordare la Parrocchia del nonno o del bisnonno a cui risalgono i ricordi più antichi. Attraverso il suo nome si può risalire alla sua data di nascita o di morte, a notizie su genitori, moglie, suoceri. Se, accanto ai nomi, non sono aggiunte diverse località di provenienza, si sottintende che tutti risiedevano in Parrocchia e sarà possibile accedere ai relativi dati consultando gli stessi registri. Sapremo così che l’ipotetico bisnonno è nato, per esempio, il 1° dicembre del 1865 ed apprenderemo come si chiamava suo padre. Attraverso lo stesso indice, o quelli di registri più antichi, arriveremo al trisavolo. Procedendo a ritroso, di padre in figlio, potremmo arrivare ad un Antonio, nato nel 1738; e, a questo punto, trovare un’annotazione del Parroco (nato nel …, che aveva annotato che l’Antonio era figlio di un mercante nativo di …).

Niente di strano. Basta sfogliare un volume di storia locale per accorgersi che – nell’età di mezzo – gli spostamenti erano abbastanza frequenti perché esistevano commerci che rendevano necessari i trasferimenti di residenza. Però, per ritrovare ulteriori tracce di Antonio, dovremo recarci anche noi nel nuovo Paese. Ultima curiosità. Non è vero che il ‘de’sia indice di ‘nobilitate’. Quasi tutti i cognomi italiani iniziavano un tempo col ‘de’, una derivazione latina significante: proveniente da …). La stessa considerazione vale per i ‘de’ francesi e spagnoli. Solo il ‘von’ tedesco distingue i nobili. Gli stemmi non sono un’esclusiva di altolocazione. Anche quelle borghesi, od artigiane, se lo auto attribuivano in passato. L’unico segno di nobiltà è la presenza di una corona.