“Mai più, la vergogna italiana dei lager per immigrati”: venerdì si presenta il libro

Cultura
San Salvo mercoledì 04 dicembre 2019
di La Redazione
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“Mai più, la vergogna italiana dei lager per immigrati”
“Mai più, la vergogna italiana dei lager per immigrati” © Peacelink Abruzzo

SAN SALVO. “C’è un dato scomparso dalla storia ufficiale, quello di coloro che in Italia hanno perso la vita a causa della detenzione forzata nei centri per immigrati. Luoghi in cui non valevano e non valgono nemmeno le garanzie dei regolamenti penitenziari, spazi pensati esclusivamente come zoo temporanei per persone”. Per cercare di colmare questa scomparsa, di raccontare una storia ormai ventennale è stato pubblicato dalla rivista Left il libro “Mai più, la vergogna italiana dei lager per immigrati”.

Appuntamento venerdì prossimo alle 19 a San Salvo per la presentazione del libro con Stefano Galieni, uno degli autori, redattore della rivista Left e attivista dell’associazione ADIF, e l’avvocato Nicholas Tomeo. L’evento è organizzato dall’Associazione Antimafie Rita Atria e da PeaceLink Abruzzo e ospitato da Molière Bistrot letterario in via Duca degli Abruzzi 37b.

Uscito nelle edicole l'11 ottobre "Mai più, la vergogna italia dei lager per immigrati" cerca di colmare una lacuna della “democrazia” italiana. Una pubblicazione nella quale si ripercorre la storia del “Regina Pacis” di Lecce, così come il “Serraino Vulpitta” di Trapani (dove il 28 dicembre 1999 avvenne una delle peggiori tragedie di quegli anni), Via Corelli a Milano, Ponte Galerio a Roma, Gradisca D’Isonzo (ribattezzata non a caso la “Guantanamo italiana”) e tanti altri. “Le strutture di detenzione amministrativa sono state pensate e potenziate come adeguate a garantire i confini europei e la “sicurezza interna”, ma si sono rivelati enormi voragini in cui sparivano persone, soldi pubblici e moriva lo Stato di diritto – scrive nella prefazione al libro Stefano Galieni – Una ragione in più per parlarne con maggior cognizione di causa e per tornare a chiederne a gran voce la definitiva abolizione anche in quanto istituzioni totali dove neanche i più elementari diritti delle persone possono essere rispettate”.

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