Lotta sui metri quadri di mare occupati, la Edison vince al Tar contro la Capitaneria

Cronaca
San Salvo sabato 15 settembre 2018
di La Redazione
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Rospo a mare
Rospo a mare © Ansa

TERMOLI. Dopo quasi 4 anni la Edison, proprietaria del campo petrolifero off-shore al largo della costa abruzzese, ha avuto ragione contro il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.

I giudici amministrativi del capoluogo accolto la richiesta di annullamento della comunicazione 3 aprile 2014 della Capitaneria di Porto di Termoli, e relativo ordine di introito n. 1/2014, sulla determinazione del canone dovuto per l'anno 2014 con riguardo a una concessione demaniale rilasciata alla ricorrente corrispondente alle piattaforme Rospo Mare e al serbatoio galleggiante Alba Marina.

Con ricorso notificato il 14.5.2014, tempestivamente depositato, l’Immobiliare Edison - S.p.a. premette in punto di fatto di essere titolare di una concessione per la coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nel mare Adriatico, al largo di Termoli rilasciata con d. m. 9 marzo 1978 per 36.936 ettari; che in seguito ad essa veniva rilasciata una concessione demaniale marittima per l’occupazione di uno specchio d’acqua di 16.935 mp, al fine di mantenere alcune boe di ormeggio, due piattaforme fisse denominate, una boa di caricamento, delle tubazioni flessibili, un serbatoio galleggiante denominato Alba Marina, nonché altre tubazioni necessarie per l’attività di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi. Soggiunge la ricorrente che, nel mese di febbraio 2008, detta concessione veniva rinnovata dalla Capitaneria di porto di Termoli, con scadenza 31 dicembre 2011 e canone di euro 55.848,04 per il 2011, salvo conguaglio; che la ridetta concessione veniva, poi prorogata per l’anno 2012, a fronte del versamento della somma di euro 57.757,04 comprensivo della rivalutazione Istat. In data 27.11.2012 la Edison S.p.a. chiedeva il rinnovo della concessione precisando che lo specchio da occupare sarebbe stato inferiore, tenuto conto che era stato sostituito il vasto serbatoio galleggiante denominato Alba Marina, con uno nuovo e differente di dimensioni inferiori pari a mq. 9.947 in luogo del precedente che misurava mq. 11.319,14.

La Capitaneria di Porto di Termoli, con comunicazione del 13 febbraio 2013 (prot. 3.3.24/3106), pervenuta il 18 febbraio 2013 richiedeva, peraltro, alla società istante il pagamento di un canone pari ad euro 381.199,00 per l’anno 2013, precisando che tale quantificazione era stata operata applicando il criterio dello specchio d’acqua virtuale che, nella fattispecie, corrispondeva a mq 205.461,73. La società esponente contestava tuttavia tale criterio di quantificazione e la Capitaneria quantificava provvisoriamente il canone nella stessa misura degli anni precedenti; ancorché, dopo aver acquisito il parere dell’Avvocatura dello Stato, che riteneva legittimo il nuovo criterio di quantificazione, con nota del 29 agosto 2013, chiedeva il versamento della differenza sia per l’anno 2014 che per gli anni precedenti (per un ammontare complessivo pari a €. 2.289.052).

All’Udienza Pubblica straordinaria per lo smaltimento dell’arretrato del 18 luglio 2018, la causa è stata trattenuta in decisione. Osserva, anzitutto, il Collegio che la controversia all’esame è compresa certamente nell’alveo della giurisdizione amministrativa, tenuto conto che si fa questione dell’individuazione dei criteri di determinazione dei canoni concessori che postulano un’attività di tipo normativo fondata su una ponderazione di diversi interessi e che rientra tipicamente nel proprium dell’azione amministrativa, da porsi a monte dell’attività di pagamento che, invece, è riservata alla cognizione del Giudice ordinario secondo l’espresso dettato normativo. Sempre, in via preliminare, il Collegio ritiene sussistere la legittimazione passiva del Ministero dell’Economia e delle Finanze in quanto soggetto competente - unitamente al Ministero dell’Infrastrutture e dei Trasporti - all’elaborazione dei criteri di determinazione dei canoni concessori. Con il primo motivo introdotto, la società ricorrente contesta il criterio di determinazione dello specchio d’acqua virtuale, applicato dalla Capitaneria di Porto di Termoli, sul rilievo che lo stesso non può trovare applicazione con riguardo alle concessioni per finalità produttive. Il motivo è fondato. La questione di cui è causa si incentra essenzialmente sulla legittimità del criterio di determinazione del canone applicabile per la porzione di mare occupata da un natante della ricorrente utilizzato come serbatoio per stoccare gli idrocarburi che vengono estratti nel giacimento vicino. La Capitaneria di Porto di Termoli ha rideterminato, per gli anni dal 2008, il canone per la porzione di concessione relativa al natante applicando, in luogo del criterio dello spazio di mare effettivamente occupato applicato fino al 2012, il criterio della superficie d’acqua c.d. virtuale, in forza del quale il calcolo viene eseguito sulla base di una porzione molto più ampia di mare calcolata tenendo conto della rotazione del natante intorno alla parte ormeggiata. Nel caso di specie, non vi è dubbio che la finalità della concessione non sia turistico ricreativa, avendo per oggetto lo stoccaggio degli idrocarburi estratti e che quindi il criterio della superficie virtuale non sia applicabile.

Né a diverse conclusioni può pervenirsi invocando la circolare 120/2001 che si limita ad introdurre alcune modifiche ai criteri di determinazione del canone, ma pur sempre facendo riferimento alle concessioni aventi finalità turistico/ricreative, mancando invece nella fonte appena citata ogni riferimento a tutte le altre finalità concessorie alle quali il criterio della superficie virtuale, molto più gravoso, potrebbe estendersi solo se espressamente e chiaramente richiamato. Diversamente si andrebbe a incidere in modo pesantissimo sulle posizioni dei concessionari in assenza di una indicazione normativa che chiaramente denunci l’intenzione del regolatore di estendere i criteri in precedenza dettati solo per le concessioni a finalità ricreative anche a quelle produttive. Senza contare che la stessa Capitaneria per tutti gli anni precedenti al 2013 ha preteso un canone determinato sul criterio della superficie effettiva, fondando così un affidamento e una programmazione degli investimenti fondata su di un criterio di determinazione del canone di gran lunga più economico e che non può essere disatteso, in assenza di una chiara indicazione in senso contrario nella normativa di settore, come visto non ravvisabile (ad analoghe conclusioni è giunta peraltro la giurisprudenza amministrativa con riguardo a fattispecie sovrapponibile a quella di causa, cfr.: TAR Lazio, III ter, 2 marzo 2018, n. 2372).

In conclusione, il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, deve disporsi l’annullamento degli atti impugnati con i quali è stato richiesto alla ricorrente di versare le differenze dei canoni relative al 2014 e agli anni precedenti a pena di decadenza dalla concessione.