Iolanda, una nonna che ha cresciuto i nipoti a pane e parabole

Attualità
San Salvo sabato 12 ottobre 2019
di Maria Napolitano
Iolanda Di Gregorio
Iolanda Di Gregorio © Maria Napolitano

SAN SALVO. Iolanda, una nonna che ha cresciuto i nipoti a pane e parabole

Ieri è venuta a mancare una nonna centenaria sansalvese molto conosciuta e amata in città.

Nata a San Salvo sul finire della prima guerra mondiale il 6 novembre 1918, sesta di sette figli, Iolanda Di Gregorio fino a 97 anni iniziava la sua giornata con la santa messa. Anche se era malata e doveva andare dal medico curante (come riferito dallo stesso dottore Romano Bolognese): " prima a messa e poi dal dottore". La intervistai esattamente un anno fa, qualche giorno dopo il compimento del suo centesimo anno. Di seguito il contenuto di quella intervista

Mi racconti della tua infanzia?

Io ho la licenza della quinta elementare. Fino alla terza elementare la mia maestra è stata Carmela Sacchetti, una donna estremamente religiosa, poi divenuta suora, che raccontandoci le storie dei santi e invitandoci a pregare almeno 5 minuti al giorno in ginocchio ci ha trasmesso una grande fede. Una fede che mi ha accompagnata e mi accompagna ancora nel mio quotidiano. Non ricordo se era di Vasto o di Montenero Di Bisaccia. Io ad altre amiche, tra cui Maria Di Iorio, cominciammo a vivere presto questa grande fede frequentando assiduamente la parrocchia e i sacramenti e quando potevamo andavamo a fare visita agli ammalati e ad aiutare i più bisognosi. Molti compaesani ci criticavano per queste opere di carità e insinuavano che non eravamo delle brave ragazze. Sono sempre stata molto devota al Sacro Cuore di Gesù. Appena finite le elementari i miei genitori mi hanno mandata da Angiolina Napolitano (la "mastra") affinché imparassi a cucire, ricamare e a fare l'uncinetto.

Mi parli della tua vita matrimoniale?

Ho conosciuto mio marito Giuseppe Bruno a una corsa campestre. Già ci conoscevamo di vista perché, per andare dalla sarta, passavo sempre davanti alla sua barberia in centro, lì dove oggi c'è il bar di mio figlio Giovanni. Quel giorno scoccò una scintilla. A 18 anni mi sono sposata e nel 1937 è nata la nostra prima figlia Rosa e due anni dopo è arrivato Giovanni. Una terza figlia morì a soli tre giorni di vita. Di lì a poco scoppiò la seconda guerra mondiale e mio marito fu chiamato al fronte. Rimase prigioniero di guerra in Albania per diverso tempo. Gli scrivevo e pregavo notte e giorno affinché tornasse a casa sano e salvo. Per sostenere la nostra famiglia, lavoravo un pezzo di terra di mia mamma e vivevamo nella casa della nonna di mio marito. Avevo una gran paura dei bombardamenti, andavamo a rifugiarci in una masseria a Cupello o, se non facevano in tempo, in cantina sotto casa. Finita la guerra mio marito è tornato a casa e ha ripreso il suo lavoro di barbiere. Il 20 ottobre del 1992 è venuto a mancare.

Qual'è stato il momento più bello e quello più triste della tua vita?

Il più bello quando ho conosciuto mio marito e il più triste quando è morto. Avevo una carissima amica, Maria Di Iorio con cui ho condiviso tanti momenti belli. Ho sempre pregato e questo mi ha aiutato ad avere anche un bel rapporto con tutti.

Curiosità su nonna Iolanda raccontate da una delle sue nipoti:
E' una donna a cui piace curarsi, adopera la sua crema Kaloderma ogni mattina. Ha cresciuto noi nipoti a pane e parabole, no fiabe, perché è estremamente religiosa e rispettosa delle festività e delle tradizioni. Quando era in forze ammassava le ndrocchie, i fusilli col ferro quadrato e un suo piatto forte era "le testine d'agnello al forno con le patate" che preparava con tanta cura. A Pasqua, insieme alla sua amica Maria preparava pupe, cavalli, cuori e fiadoni di formaggio. Andava sempre a dare una mano, in onore di San Vitale, a preparare le sagnitelle e taralli. Era molto legata alla sorella zia Vitalina del cinema Odeon con la quale andava a fare la spesa al mercato e a messa.