​Giovanni, dal sax al seminario

Questa è la storia di uno studente del liceo musicale che si appresta a entrare in seminario

Attualità
San Salvo domenica 09 giugno 2019
di Maria Napolitano
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Giovanni Di Penta
Giovanni Di Penta © SanSalvoWeb

SAN SALVO. Quale grazia possono essere dei santi sacerdoti per una comunità non solo per i credenti ma anche per i non credenti e per l’intera città? La loro vocazione naturale è quella di essere innanzitutto dei “portatori/operatori/diffusori” di pace, di benevolenza e di solidarietà, lì dove vivono in nome del Cristo nelle cui mani hanno affidato la loro vita. Giovanni Di Penta è un giovane studente del liceo musicale di Vasto che si appresta a entrare in seminario per diventare sacerdote.

Chi è Giovanni?

Mi chiamo Giovanni Di Penta, sono nato a Vasto il 2 aprile 1999 e vivo a Tufillo, un piccolo paesino del Medio Vastese. Sono l’ultimo di due figli e provengo da una famiglia semplice. Sono un ragazzo fondamentalmente timido, ma con la voglia di stare in mezzo alla gente. Finita la terza media, mi sono iscritto al Liceo Classico a Vasto, ma non mi ci trovai bene e fui bocciato.

Ci rimasi male, ma spesso dalle gravi situazioni si rinasce. Quell’anno cominciai ad andare anche alla Banda di Tufillo e il maestro, Prof. Nicola Mariani, sentito della bocciatura, mi suggerì di entrare al Liceo Musicale. Dopo vari ragionamenti accettai il consiglio ed entrai al Liceo Musicale "Mattioli" di Vasto e come strumenti scelsi di suonare il sax e la chitarra. Mi ci sentii subito a mio agio, proprio grazie alla musica che ha una forza incredibile di aggregazione. Considero la scuola una seconda famiglia. Amo studiare musica, perché essa può descrivere i nostri sentimenti e poi come disse Sant’Agostino: “Chi canta prega due volte”.

Quando e come è nata la tua volontà di entrare in seminario?

Un primo seme è stato posto dentro di me nel giorno del mio onomastico, quando avevo circa cinque anni. Mia mamma mi volle portare in chiesa proprio perché era il mio onomastico. Solitamente, appena ascoltato il Vangelo mia mamma era costretta a uscire perché facevo troppa commedia. Ma quel giorno non fu così! Entrai in Chiesa e il parroco, Don Cesario Ronzitti, mi regalò un libricino e un ovetto. Ricevendo questo regalo, rimasi buono durante l’intera celebrazione. Da quel libricino e da quella Messa sono sicuro che il Signore ha messo un seme nel mio cuore. Quando andavo in chiesa e tornavo a casa, prendevo un foulard di colore viola di mia mamma e a modo mio ridicevo la messa. Crescendo ovviamente ho cominciato a pensare ad altre strade. Un giorno il pensiero di voler diventare sacerdote ritornó un po’ per caso: io che solitamente non guardo mai la televisione, mi ritrovai a vedere un film sui Santi Pietro e Paolo. Nella scena in cui Gesù parlò a Pietro, nei vari discorsi, tremai perché sembrò che Gesù stesse parlando proprio a me. Per un po’ soffocai quei semi: cominciavo ad avere altri progetti per il mio futuro. Mi ero invaghito di una ragazza, ma portavo sempre dentro di me il desiderio di lasciar perdere e di dedicarmi totalmente a Dio. Io nel descrivere questa mia vocazione dico che un marito si prende cura di sua moglie e dei suoi figli, invece il parroco si prende cura di tutta la comunità a lui affidata, dal bambino appena nato all’anziano allettato in ospedale. Quando questa chiamata è diventata più forte, ne ho parlato con il parroco e con la mia famiglia. Mia mamma si era accorta e ne era felice. Mio padre e mio fratello hanno commentato: “basta che tu sei felice”. Pian piano la voce si è sparsa, qualcuno è contento, altri mi dicono “Ma chi te lo fa fare”.

Che tipo di sacerdote ti piacerebbe essere?

Mi piacerebbe essere un sacerdote allegro come lo è stato San Giovanni Bosco, che sapeva stare tra la gente come Gesù, ed essere un punto di riferimento per tutti. Quando mi metto in preghiera, chiedo al Signore “Padre fammi comprendere il Tuo disegno d’amore per me”. Per questo chiedo a tutti voi, di pregare il Signore per me, affinché mi faccia comprendere la mia vera vocazione ed essere, sempre a Dio piacendo e se vorrà, un parroco buono, aperto ai vari bisogni della comunità.