Domani a San Salvo la benedizione delle rose di Santa Rita

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San Salvo martedì 21 maggio 2019
di Maria Napolitano
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Domani a San Salvo la benedizione delle rose in occasione della festa di Santa Rita
Domani a San Salvo la benedizione delle rose in occasione della festa di Santa Rita © SanSalvoWeb

SAN SALVO. Il 22 maggio la chiesa festeggia santa Rita Da Cascia, anche nota come la "Santa dei Casi Impossibili". Uno dei simboli per eccellenza di questa santa è la rosa. Alla fine dei suoi giorni, malata e costretta a letto, Rita aveva chiesto a una sua cugina venuta in vista da Roccaporena di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. La giovane parente tornata a casa, trova in mezzo alla neve una rosa e due fichi e, stupefatta, subito torna a Cascia per portarli a Rita.

Domani 22 maggio don Beniamino Di Renzo, in occasione della celebrazione eucaristica delle ore 18, presso la chiesa di San Nicola Vescovo e della festa di santa Rita, benedirà le rose portate dai fedeli e da poter regalare alle persone care.

CHI ERA SANTA RITA?

"Nasce, con il nome di Margherita Lotti, da Antonio Lotti ed Amata Ferri nel 1381 a Roccaporena, frazione a soli 5 km da Cascia. La piccola Rita, viene al mondo in un clima di serenità e impara fin da subito ad amare Dio nel suo prossimo, grazie ai suoi genitori, pii e misericordiosi, che svolgevano la delicata e importante missione di “pacieri” e grazie anche all’educazione degli Agostiniani.

All’età di sedici anni, Rita sposa Paolo di Ferdinando Mancini, un uomo dal carattere aspro, che l’amore e la vicinanza di Rita aiutano a vivere un’esistenza più cristiana. L’unione viene benedetta dalla nascita di due figli, forse gemelli, Giangiacomo e Paolo Maria, e grazie alla sua perseveranza nel rispondere con dolcezza alla violenza, Rita riuscì a trasformare con il tempo il carattere del marito, rendendolo più docile. I figli crebbero educati dalla mamma secondo i principi che le erano stati trasmessi dai suoi genitori, ma essi purtroppo assimilarono anche gli ideali e le regole della comunità casciana, che fra l’altro riteneva legittima la vendetta. Il matrimonio viene però spezzato duramente dopo diciotto anni quando Paolo viene ucciso in un’imboscata lungo il fiume Corno. Fu opera senz’altro di qualcuno che non gli aveva perdonato le precedenti violenze subite. Ai figli ormai grandicelli, cercò di nascondere la morte violenta del padre. Da quel drammatico giorno visse con il timore della perdita anche dei figli, perché aveva saputo che gli uccisori del marito erano decisi ad eliminare gli appartenenti al cognome Mancini. Nello stesso tempo i suoi cognati avevano deciso di vendicare l’uccisione di Paolo e quindi anche i figli sarebbero stati coinvolti nella faida di vendette che ne sarebbe seguita. Nel suo cuore e nelle sue preghiere, Rita perdona gli assassini di suo marito, e questo le costa il risentimento della famiglia Mancini. Inoltre, un dolore ancora più grande la affligge, quello di vedere i suoi figli macchiarsi del peccato della vendetta e prega Dio perché ciò non accada. Ma di li a poco, è una grave malattia a spegnere la vita dei due ragazzi. Sola e chiusa nella sofferenza, Rita si rifugia nella preghiera, tanto da maturare con forza il desiderio di diventare sposa di Cristo.

All’età di 36 anni, privata dei suoi affetti più cari, Rita si rivolse alle Suore Agostiniane del monastero di S. Maria Maddalena di Cascia per essere accolta fra loro. Fu respinta per tre volte. Nell’anno 1407 entrò nel monastero e vi rimase per ben quarant’anni, durante i quali ella professa la preghiera, la penitenza, la carità e l’obbedienza. Anche l’umiltà è una caratteristica del suo animo e la dimostra già dai primi tempi, quando da novizia viene messa alla prova dalla Madre Badessa, che le comanda di piantare e innaffiare un arido pezzo di legno.

Negli anni il dolore di Rita non scompare e, sempre nell’amore di Dio e secondo l’educazione agostiniana, la suora lo vive ogni giorno innalzandolo alle sofferenze di Cristo per l’umanità. Questa unione è così profonda, che nel 1432, assorta in preghiera, Rita chiede al Signore di renderla partecipe delle sue sofferenze. In quel momento un bagliore di luce e una spina dal Crocifisso le si conficca nella fronte, donandole un vero e proprio sigillo d’amore, che Rita portò per ben 15 anni, fino alla morte. La ferita, sanguinante e dolorosa, si chiude inspiegabilmente una sola volta, quando Rita sta per intraprendere il suo primo viaggio fuori Cascia, recandosi in pellegrinaggio penitenziale a piedi a Roma. La piaga, torna a riaprirsi con il suo ritorno nel Monastero.

Nella notte tra il 21 e il 22 maggio del 1447, Rita sale al cielo e la tradizione racconta che, mosse da mani invisibili, le campane iniziarono a suonare, chiamando la cittadinanza, che subito accorse ad onorare Rita, per il popolo già Santa. (Dal sito del Comitato di Santa Rita)