Lotta contro la chiusura del Tribunale, serve l'intervento della politica

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San Salvo martedì 12 marzo 2019
di Antonia Schiavarelli
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Lotta contro la chiusura del Tribunale, il Vastese territorio di conquista
Lotta contro la chiusura del Tribunale, il Vastese territorio di conquista © SanSalvoWeb

VASTO. Un incontro tecnico quello che si è tenuto questa mattina presso il Ministero della Giustizia con il presidente del tribunale Bruno Giangiacomo, il procuratore capo Giampiero Di Florio, il presidente dell'ordine degli avvocati Vittorio Melone, il presidente della Corte d'appello dell'Aquila, Fabrizia Ida Francabandera, il procuratore generale della Corte d'appello, Pietro Mennini, per scongiurare il blocco dell'attività del Tribunale di Vasto per carenza nell'organico.

La soluzione palesata passa attraverso una norma della quale la politica deve farsi carico, "Il contratto nazionale degli impiegati - ci spiega il presidente Vittorio Melone - prevede la permanenza per almeno cinque anni nella sede di prima assegnazione, non potendo garantire ciò il Tribunale di Vasto, dato che la sua chiusura è stata stabilita per il 2021, sarà necessaria una norma per andare in deroga eventualmente al contratto nazionale. Altra ipotesi, potrebbe essere quella di trasferire temporaneamente il personale neo assunto dal tribunale di Chieti a quello di Vasto", anche in questo caso la soluzione passa attraverso una norma votata dal Parlamento.

Ma le soluzioni poste questa mattina non scongiurano la chiusura del Tribunale, serviranno solo ad evitare il blocco totale dell'attività giudiziaria, nei prossimi mesi a garanzia di un servizio pubblico primario. "Per poter tenere in vita il Tribunale - continua il presidente Melone - basterà applicare quello che la legge dice, ribadito dal Ministro Bonafede il 4 ottobre del 2018 partecipando al congresso nazionale forense durante il quale affermò "quel che è chiuso è chiuso, si può immaginare di riaprire quegli uffici giudiziari che per distanza, caratteristiche orografiche, influenza della criminalità organizzata", che sono i cosiddetti requisiti politici della legge che nel 2012 stabilì la chiusura dei tribunali minori, per i quali si può giustificare una riapertura. E' chiaro che la nostra non è terra di mafia o di camorra, ma ragionando in maniera lungimirante, questi ultimi anni ci hanno dato modo di comprendere che questo è un territorio a rischio, dobbiamo arrivare ad avere un territorio inquinato dalla criminalità per comprendere che è necessaria la sua riapertura? Speriamo che dopo il 18 marzo il presidente della Regione Marsilio riesca a riaprire il tavolo tecnico regionale sui tribunali d'Abruzzo, sul quale esporre altri dati per scongiurare la chiusura definitiva del Tribunale di Vasto - e continua - Chiediamo di avere una giusta attenzione sulla base dei requisiti che il legislatore ha predisposto da quando ha deciso la chiusura dei tribunali, fissando dei requisiti a salvaguardia di certi presidi, noi riteniamo che il Tribunale di Vasto oggi li abbia. Paradossalmente nel 2012 non li avevamo, ma oggi la situazione che viviamo dal punto di vista della criminalità organizzata ci dà questa possibilità".

"L'Abruzzo è fatto da gente forte e gentile, non da delinquenti, qui i grossi gruppi delinquenziali trovano un bel posto dove vivere, dove non esiste una criminalità locale in grado di ostacolarli, di conseguenza siamo un territorio appetibile", conclude il presidente dell'Ordine degli Avvocati Vittorio Melone.

Lo sciopero del 18 marzo è stato confermato, nonostante la richiesta di revoca da parte del Ministero. "Ci siamo trovati davanti ad un paradosso - ha affermato Melone - che per fare uno sciopero di una giornata abbiamo dovuto avvisare la Commissione per la garanzia dei servizi pubblici essenziali, rispettando termini e preavvisi, mentre il blocco sistematico del Tribunale nel quotidiano non viene considerata una condizione grave di fronte alla quale lo Stato non si debba fare promotore di tutti gli interventi necessari".